Papa Giovanni XXII, al secolo Jacques Duèze, fu eletto pontefice a Lione il 7 agosto 1316, succedendo a papa Clemente XV dopo una sede vacante di circa due anni. Visse in un’epoca particolare in cui, in primis il re di Francia Filippo il Bello (già noto per aver messo al rogo l’ultimo Gran Maestro Templare Jacques de Molay) ed in seguito l’imperatore Lodovico il Bavaro fecero di tutto per osteggiare il primato di Roma. 

Nell’esilio Avignonese, il Papa ci mise del suo, pronunciando tra il novembre 1331 ed il gennaio 1332 alcuni sermoni nei quali sosteneva che le anime dei giusti, anche dopo aver scontato il periodo di purgatorio, non godevano della visione di Dio se non dopo la resurrezione della carne ed il giudizio Divino. Queste esternazioni furono aspramente criticate da Guillaume Durand de Saint Pourcain, vescovo di Meaux, che lo accusò di avvicinarsi alle eresie dei catari e dal re di Francia Filippo VI che arrivò a minacciarlo di morte se non avesse ritrattato quanto sostenuto.

Probabilmente, per dimenticare queste problematiche, il povero Papa si concentrò nella costruzione della residenza estiva (quella che in seguito venne chiamata Chateauneuf du Pape), fatta erigere a 24 km dalla residenza papale di Avignone ed in seguito, ad incentivare la viticoltura che avrebbe avuto un grande impulso, sviluppandosi nei secoli successivi, tanto da definire i vini prodotti nel territorio come “vin du Pape”. Nel 1936 il vino Chateauneuf du Pape ottenne, primo in Francia, l’A.O.C.- Appelation d’Origine Controlèe.

Zona di elezione di vini rossi, il Chateauneuf du Pape è un vino che, secondo il disciplinare può essere ottenuto con ben 13 varietà diverse di uve, sui quali spiccano il Grenache, lo Syrah, il Mourvèdre ed il Cinsault (a bacca rossa) ai quali possono essere aggiunti vitigni a bacca bianca quali il Roussanne, il Bourboulenc ed il Clairette. 

Ho avuto la fortuna di visitare la zona di Chateauneuf nel lontano 2009 e sono stato affascinato dai vigneti particolarissimi, formati da ciotoli chiamati Galets, depositati dal Rodano nel corso dei secoli, che hanno la particolarità di assorbire il calore del sole durante il giorno, per poi rilasciarlo alla pianta nelle ore notturne, oltre ad una visione cromatica veramente particolare. Anche le rovine del castello relativo alla residenza estiva del Papa emanano ancora oggi un certo fascino, misto a un non so che di misterioso, che lascia spazio all’immaginazione, soprattutto per quanto concerne intrighi politici e lotte di potere temporale.

Una volta lasciato alle spalle quel che resta del castello ed oltrepassato il cartello indicante l’inizio del territorio delimitante il villaggio di Chateauneuf du Pape, dopo una cinquantina di metri, sulla destra, si erge il Domaine Bosquet des Papes. Fondato nel 1860 dalla famiglia Boiron, viticoltori da cinque generazioni, inizialmente si facevano chiamare “Clos Chantemerle”, in seguito, nel 1966, trasformarono il nome nell’odierno Bosquet des Papes, che conta attualmente 27 ettari vitati.

Tra i vini prodotti, spicca il Chateauneuf du Pape – Chante  le Merle Vieilles Vignes di 14,5°vol, che ho acquistato direttamente in azienda, nell’annata 2004 e che viene prodotto su terreni argillo-calcarei.

Caratteristica la bottiglia con serigrafato la stemma papale di Chateauneuf e l’etichetta che riporta un merlo (femmina, visto il piumaggio non di colore uniforme) con un grappolo d’uva nel becco. Stappata alle ore 11.00, tappo ancora compatto della lunghezza di cm 5,1.

Versato nel bicchiere da degustazione alle ore 13.00, si presenta di colore mattonato con riflessi aranciati sull’unghia, sintomo che il vino, dopo quasi 14 anni si è evoluto nel colore; al naso caratteristica confettura di frutta rossa surmatura, che dopo poco lascia il posto a frutta sotto spirito ed a seguire tabacco dolce, spezie delicate e sul finale olive taggiasche.

In bocca entra morbido, con un tannino completamente svolto; è all’apice della sua evoluzione e un iniziale gusto di frutta (prugna in evidenza), viene immediatamente soppiantato da evidenti note balsamiche, mentolate e di liquirizia. Il finale è cioccolato che traspare su di una spalla acida e con una persistenza aromatica decisamente lunga. L’alcool (14,5°) si sente dopo un paio di sorsi. Il blend (80% Grenache + 10% Syrah + 10% Mourvedre) mette in evidenza il Grenache con le sue caratteristiche calde e vellutate. 

Degustando questo vino, non ho potuto fare a meno di immaginare Papa Giovanni XXII, che  nel periodo estivo, alzandosi al mattino al canto del merlo, spalancando le finestre della camera papale, restasse in contemplazione nel vedere il turdus merula (merlo) beccare i succulenti acini per abbeverarsi, beandosi della propria esistenza e cinguettando di felicità.