“….perchè la vita è un brivido che vola via,
è tutto in equilibrio sopra la follia,
sopra la follia….”
(Sally – 1996 VASCO ROSSI)
In fisica, l’equilibrio è la capacità di mantenere o ripristinare una posizione stabile, sia in movimento che da fermi, ed è fondamentale in vari sport e attività quotidiane. Il riflesso d’equilibrio è un processo attivo regolato dal cervelletto che integra informazioni sensoriali per mantenere la postura contro la gravità. Esiste un’altra forma di equilibrio ed è quella che ognuno di noi cerca di trovare nella propria esistenza. In prefazione alla recensione ho posto l’accento ad un passaggio fondamentale del brano “Sally”di Vasco Rossi, tratto dall’album “Nessun pericolo per te” che recita: “perché la vita è un brivido che vola via, è tutto in equilibrio sopra la follia…”. Può non piacere il personaggio, ma penso che questa frase, che è diventata quasi proverbiale, spesso viene citata come qualcosa che in qualche modo accomuna tutti, e racchiuda la sensibilità e la fragilità del cantautore di Zocca, contrapponendola alla sua immagine di rocker dalla “vita spericolata”. La fugacità della nostra vita e data dal tempo che passa inesorabile ed è paragonabile a un brivido, che di norma ha effetti di un’istantanea, dura pochi secondi, anche se il suo strascico interiore può restare emotivamente impresso a lungo. Ero giovane e vedevo mio padre alla mia età (60 anni) come una persona molto matura, quasi anziana e ricordo che un giorno gli chiesi la sensazione del tempo e di come fosse trascorsa la sua vita. Era un uomo di poche parole, mi guardò negli occhi, mi mostrò il palmo della mano destra completamente aperta e in un battito di ciglia la richiuse in un pugno….capi cosa volesse dire e mi ripromisi di sprecare meno tempo possibile, anche se in quel momento il mio equilibrio sopra la follia non era per niente stabile. La vita, vista da Vasco, ma facilmente da ognuno di noi è come se fosse un filo teso sopra quella follia che soprattutto oggi, coi tempi che corrono, è identificata con le quotidiane difficoltà che possono farci cadere nell’abisso in qualsiasi istante e tocca a noi cercare di trovare quell’equilibrio interiore che ci permette, pur cadendo, di trovare sempre la forza di rialzarci ed andare avanti. La vita è un brivido, un attimo irripetibile che deve renderci consapevoli di vivere ogni istante come se fosse l’ultimo e il nostro funambolico equilibrio sta nel ricercare una commistione tra la nostra fragilità ed il coraggio di non mollare mai, nonostante la precaria stabilità, ma che ci fa sempre e comunque sentire vivi!! Forse il vero equilibrio lo si può trovare non in assenza della follia, ma nella capacità di contenerla…....e poi c’è il Trebbiano di Valentini!! So che in questo momento vi chiederete, cosa c’entra un vino con tutto quanto sopra descritto? Un grande vino non è mai in uno stato di immobilismo, ma è sempre in costante equilibrio nel suo viaggio evolutivo, dove potrebbe da un momento all’altro cadere inesorabilmente, ma è come se la sua anima non andasse mai persa, al punto di danzare su un filo come un funambolo e quando lo degusti, non lo bevi soltanto ma lo senti vivere!!! Questa sensazione mi è stata regalata dall’annata 2009 di 12,0° vol. , in un continuo viaggio sensoriale sospinto da un equilibrio figlio di qualità simili ad un brivido, come energia esplosiva, armonia, ma anche profondità ed istinto, materia e anima, elementi contrapposti apparentemente in bilico ma che non mi hanno mai dato l’impressione di mostrarne la caducità. Personalmente reputo il Trebbiano di Valentini il miglior bianco italiano! Siamo in Abruzzo, a Loreto Aprutino dove i suoli sono prevalentemente profondi, di origine marina, argilloso-calcarei e tendenzialmente sabbiosi e dove l’azienda, in senso moderno, venne fondata da Edoardo Valentini anche se la famiglia produce vino dal lontano XVII secolo. Oggi , Francesco, figlio di Edoardo, l’attuale reggente, da vita ad una piccola produzione di altissima qualità, dove, oltre al già citato Trebbiano, vengono allevati Montepulciano d’Abruzzo e Cerasuolo e in aggiunta la produzione di uno degli oli più interessanti del panorama italiano. Francesco Valentini è conosciuto per i suoi vini impeccabili e per una vinificazione rispettosa della materia vivente, affidandosi per il trattamento delle piante ai metodi steineriani della biodinamica. In cantina si cerca di intervenire il meno possibile e la fermentazione viene avviata tramite lieviti indigeni; affinamenti in grandi botti di legno usate e aggiunta di solfiti utilizzati in modo molto parsimonioso. Imbottigliamento senza chiarificazioni e filtrazioni, con vini dall’ampia capacità di invecchiamento, bianco compreso. Ma veniamo alle note di degustazione di questo meraviglioso Trebbiano, con ben 17 anni sulle spalle, stappato due ore prima di essere servito alle temperatura non inferiore ai 12 gradi e che, versato in un ampio bicchiere si svela con un bellissimo colore dorato, con velature coerenti con lo stile tradizionale della cantina per l’assenza di filtrazioni. Occorre avere pazienza e va sapientemente atteso prima di metterci il naso, anche se l’intenso corollario olfattivo va direttamente a rapire il degustatore con una iniziale e pungente nota idrocarburica di cherosene di grande impatto, seguita da sensazioni cerose e di pietra focaia. Ulteriormente atteso si evolve con una nota agrumata in dissolvenza per poi aprirsi con sentori di frutta, dove spiccano la mela cotogna e la susina gialla. Dalla frutta si passa ad un tocco floreale di camomilla e dalla comparsa di erbe aromatiche, una su tutte la salvia, accompagnata da fieno essicato per poi chiudere con sensazioni fumè e di nocciola tostata e in ultimo richiami a pietra bagnata e gesso. In bocca, entra con regalità, è decisamente avvolgente e con una consistenza quasi cremosa, sostenuto da una freschezza di beva nonostante gli anni e da una tensione vibrante, dove il ritorno degli agrumi, della frutta gialla, della nocciola e delle erbe officinali, impreziosiscono il ventaglio gustativo di vera eccellenza. E che dire dell’ampiezza sapida di questo vino, della sua mineralità gessosa che riempie il palato una volta deglutito e che lascia un retrogusto salino e di frutta secca che invogliano ad accostarsi ad un altro sorso. Lasciatemi dire che questo è un bianco monumentale, dalla complessità aromatica e da un’identità fuori dal comune, dotato di un equilibrio che pochi altri vini mi hanno saputo donare!! Le annate che ho degustato nella mia vita, iniziando con la 1991 di 10 anni fa, quando me ne innamorai, non mi hanno mai deluso. Un vino che rapisce i sensi e che oltre alla vista, all’olfatto e al gusto induce all’ascolto, lasciandogli il tempo necessario per raccontarsi nel bicchiere. Un vino per palati fini ed allenati, impegnativo sì, ma non avaro di soddisfazioni; purtroppo non per tutte le tasche, visto che, se ancora lo trovate sugli scaffali di un enoteca dovrete sborsare non meno di 250 euro, ma questa è la dura legge di mercato!!! Ascolto in sottofondo le note di “Sally”e quando arriva alla frase fatidica, brindo alla follia che mi fa vivere, al tempo che mi leviga e a quell’equilibrio che è difficile spiegare, ma che lo si può riconoscere in una canzone e anche in un bicchiere di Valentini.
Alla prossima…...