We rock at dawn on the front line
Like a bolt right out of the blue
The sky’s a-light with the guitar bite
Heads will roll and rock tonight
For those about to Rock (we salute you) – 1981 AC/DC
Ci sono canzoni nell’intero panorama musicale che sono entrate nella storia per il loro riff iniziale e che si protrae più volte nel corso di un brano. Il riff è una breve frase musicale, apparentemente semplice ed orecchiabile che alla fine identifica una canzone. Spesso e sovente lo strumento che viene utilizzato è la chitarra elettrica, ma in alcuni brani viene eseguito anche col basso e le tastiere. I più iconici della storia del Rock, quantomeno per avere un’idea, potrebbero essere “Whole lotta love (1969) dei Led Zeppelin, “Smoke on the water” (1972) dei Deep Purple, “I can’t get no satisfaction” (1965) dei Rolling Stones e Back in Black (1980) degli AC/DC. Proprio gli AC/DC con i fratelli Angus e Malcom Young hanno dato vita ad un altro riff che personalmente mi fa impazzire ed è legato al brano“For those about to Rock (We salute you) pubblicato nell’omonimo album del 1981, caratterizzato da un suono di chitarra elettrica potente e molto cadenzato che prende la scena per i primi 50 secondi della canzone. Il titolo della canzone si ispira alla celebre frase latina Ave Caesar, morituri te salutant ("Salve o Cesare, quelli che stanno per morire ti salutano"), la frase che tradizionalmente si ritiene che i gladiatori all’interno dell’arena indirizzassero all’imperatore prima dell’inizio dei giochi. Traducibile in inglese con Those about to DIE salute you, è stata trasformata dagli AC/DC in For those about to rock - we salute you" e si traduce in italiano con "A coloro che stanno per fare rock - noi vi salutiamo". Il brano è celebre perchè usato come pezzo di chiusura nei concerti della band, durante il quale vengono fatti esplodere veri e propri cannoni caricati a salve, trasformando il palcoscenico in un vero campo di battaglia sonoro. Non per niente la copertina dell’album è diventata iconica, in cui campeggia un cannone su sfondo marroncino chiaro con in alto il logo della band ed in basso il titolo dell’LP. In sintesi questa traccia, la prima dell’album, celebra il legame tra la band ed i suoi fans, dove entrambi condividono una viscerale passione che ha un’intensità quasi militaresca. Ogni tanto, dipende dal mio stato d’animo, riascolto l’intero LP e qualche giorno fa, sentendo questo brano, ho avuto un flash, come un dejà-vu e mi sono ricordato di avere in cantina una bottiglia di un bravissimo viticoltore della Loira che, in etichetta, sopra il proprio nome ha stilizzato la sagoma di un cannone…..il produttore è Yannick Amirault, il vino che ho degustato per l’occasione il suo Bourgueil “Le Grand Clos “ annata 2021 di 12,5° vol. Fondato nel 1936 da Eugène Amirault, il Domaine Y. Amirault si trova sulla riva destra della Loira, su terreni calcarei ideali per il Cabernet Franc. L'azienda è stata rilevata nel 1977 dal nipote Yannick, che l'ha fatta evolvere costantemente promuovendo una viticoltura biologica e consapevole, senza mai ricorrere all'acquisto di uve o all'attività di négoce, al fine di garantire un'autenticità assoluta. Oggi è il pronipote Benoît a portare avanti la produzione della decina di cru distribuiti tra i comuni di Bourgueil e Saint-Nicolas-de-Bourgueil (per un totale di 19 ettari). Ogni vigneto viene coltivato seguendo il ciclo lunare; le uve sono raccolte a mano e i vini affinati singolarmente in botti e/o in giare di gres. La filosofia di Amirault può essere così sintetizzata: i vigneti vengono coltivati secondo i metodi dell'agricoltura biologica, con certificazione Ecocert. Non esiste terroir senza la mano dell'uomo che lo coltiva: la vigna viene curata come un giardino e viene dedicata la stessa attenzione a ogni singolo cru. I terreni vengono lavorati alternando l'inerbimento naturale tra i filari alla lavorazione integrale del suolo, pratica adottata nelle zone ghiaiose più sensibili allo stress idrico durante la siccità estiva. Oggi più di ieri si ricerca il giusto grado di maturazione, al fine di garantire la purezza del frutto e un equilibrio ideale per il potenziale di invecchiamento del vino. Viene deciso il processo di vinificazione di ogni cru, senza avvalersi della consulenza esterna di un enologo. Dopo la vendemmia, rigorosamente manuale e l'accurata cernita, gli acini vengono sistematicamente separati dai raspi in cantina. I vini base fermentano in vasche aperte, mentre i cru in botti troncoconiche, con macerazioni che possono protrarsi fino a sei settimane a seconda dell'annata. L'estrazione avviene nel modo più delicato possibile, favorendo i fenomeni naturali di infusione e diffusione. In sintesi, in questa realtà trentennale si producono vini puri e piacevoli, lavorando con rigore e con pratiche classiche ma non semplicistiche in quanto sono molto esigenti sulle piante per limitare poi l’intervento in cantina. Ma veniamo a questo Cabernet Franc in purezza che, versato nell’apposito bicchiere da degustazione si presenta di un bel colore rosso rubino intenso, quasi impenetrabile con tenui riflessi violacei sull’unghia. Al naso emerge con immediatezza la componente fruttata con in evidenza la mora, il ribes nero e la ciliegia sotto spirito; segue una nota floreale di rosa, per poi esplodere con nitidi sentori speziati, una punta ematica e note fumè. Chiude con un regale sentore di peperone verde, molto accentuato. In bocca è dotato di una freschissima beva, ma anche di un attacco carnoso e voluttuoso e con un crescendo gustativo decisamente di frutta scura. Grande struttura, tannini ben presenti ma levigati ed elegantissimi, con una sensazione gessosa al palato che lo impreziosisce. Persistentemente lungo, chiude con un retrogusto speziato e di erbe aromatiche. Un Cabernet Franc sontuoso, di un produttore iconico, un Bourgueil di carattere, raffinato, teso ma accomodante allo stesso tempo. Un vino poliedrico negli abbinamenti con le più svariate pietanze a base di carne e selvaggina. Va servito a non più di 16° gradi per esaltarne il gusto e a parer mio ha avanti ancora almeno 5/6 di evoluzione. Il prezzo medio in enoteca è molto competitivo visto che non supera i 25 euro la bottiglia. Yannick Amirault ha sempre fatto sue le parole di Olivier de Kersauzon, celebre navigatore, velista e pioniere dei multiscafi francesi che diceva: "Per me, un mestiere non serve a guadagnare denaro, ma a guadagnare onore. La disciplina è la via dell'eccellenza; il coraggio è figlio dell'intelligenza. E poiché bisogna agire, allora agiamo con passione". Un imprinting quasi militaresco che forse spiega il perché del cannone sopra il suo nome nelle etichette dei suoi vini….per non sbagliare, mi verso ancora un po’ del suo Cabernet Franc e riascolto il riff e i colpi di cannone degli intramontabili AC/DC!!
Alla prossima….