“Mon bonheur te ressemble

tous le deux vous allez bien ensemble

j’te l’dirai jamais, jamais assez

tout c’que tu fai m’fait d’l’effet….”

(Les yeux ouverts – 1990 ENZO ENZO)


Ci sono canzoni che hanno il potere di farmi provare un’emozione, un sentimento e che riescono a toccarmi l’anima ancora prima che riesca a capire esattamente che cosa stia ascoltando. Mi capita spesso con quelle francesi e non penso sia dovuto solo a una questione fonetica, ma è molto più probabile che sia influenzato da una certa atmosfera, da immagini e sensazioni particolari. Mi sovvengono certi brani che mi lasciano sempre il segno come “Boum” di Charles Trenet del 1938, o ancora “Des ronds dans l’eau” del 1967 di Francoise Hardy oppure “J'te l'dis quand même” di Patrick Bruel del 1992. Non so, è una sensazione strana, ma quasi sempre vengo catapultato in una struggente stagione autunnale, errando per le strade parigine madido da una leggera ed incessante acquerugiola, con in lontananza il vociare degli avventori nei bistrot, avvolto in un soprabito consunto dalle intemperie della vita e dal fluire inesorabile del tempo, o ancora seduto tra i filari di un vigneto provenzale in un accordo perfetto tra la luce accecante di un sole estivo e profumi intensi che mi rapiscono in una dolce e nostalgica malinconia….E’ come se ogni volta stessi sognando ad occhi aperti. In questi giorni, mentre guardavo su Netflix un film leggero legato ad una storia relativa alla vendita di una Maison di Champagne con un finale scontato e romantico allo stesso tempo, mi sono imbattuto in un’altra canzone che ha la capacità di rapirmi estraniandomi oltre i mie confini naturali. I due protagonisti si incontrano in una libreria parigina dal sapore vagamente vintage, decisamente intima e profondamente letteraria, dove si respira ancora il profumo della pagine ingiallite dal tempo e con pavimenti in legno che scricchiolano sotto i passi e al primo piano una chansonniere intona il brano “Les yeux ouverts” , che tradotto significa “A occhi aperti”, versione francese di “Dream a little dream of me” canzone americana portata al successo da interpreti come Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, e superbamente interpretata  in lingua francese dalla cantante Enzo Enzo nel 1990. E’ una canzone ideale ed evocativa per il film e per l’incontro casuale tra Henri e Sidney, lui francese, lei americana, con un destino capace di far nascere qualcosa di talmente bello tra di loro da farlo sembrare quasi irreale. “A occhi aperti” perché sognare non è un’unica prerogativa notturna, ma lo si può e lo si deve fare anche da svegli, quando l’inizio di un inaspettato  sentimento può esaudire qualcosa di apparentemente irraggiungibile se non nei sogni. Spesso si sogna ad occhi aperti, cercando di immaginare un futuro che si desidera, ma capita anche che ci si può ritrovare a sognare e immaginare la propria vita in un nuovo contesto, con qualcuno che si è appena incontrato. E’ assolutamente una canzone romantica che lascia spazio all’immaginazione, al desiderio, alla nostalgia e con una melodia tenera, a tratti triste ma potentissima, perché ci fa bramare qualcosa che non abbiamo mai avuto o che forse nella vita abbiamo solo immaginato. Calata sui protagonisti, che si incontrano con in sottofondo questa musica, crea in quel contesto  un sentimento talmente forte e un’atmosfera unica al punto che, come per magia, mi è parso di essere li con loro, ad osservarli mentre sfoglio un classico letterario del Grand Siècle francese. Non solo certe canzoni hanno questo effetto su di me, ma anche alcuni vini, in questo caso francesi, che sanno davvero farmi sognare ad occhi aperti…. Uno di questi è senza dubbio il Macon Vergisson annata 2023 di 12,5°vol del Domaine Janots & Bos. rinomata cantina e piccolo nègociant situata a Meursault nella Cote de Beaune borgognona. Fondata da Thierry Janots vignaiolo eclettico, istrionico e pieno di passione con un trascorso lusinghiero da Louis Latour e al Domaine des Comtes Lafon e dall’olandese Richard Bos, proveniente dal settore gastronomico, che segue meticolosamente la parte produttiva dell’azienda. I due si sono conosciuti nel lontano 1996 e nel 2005 hanno iniziato a collaborare partendo dalla cantina di Janots, prima di ampliare in seguito l’attività. La produzione è prettamente sui grandi bianchi della Cote de Beaune, vale a dire Meursault, Saint-Aubin e Chassagne Montrachet con l’aggiunta del Macon Vergisson. Due personalità diverse che ben si completano e che mi ricordano i protagonisti della serie tv “Attenti a quei due” (quella con Roger Moore e Tony Curtis), due uomini molto diversi per estrazione sociale, carattere e nazionalità, ma che hanno saputo ben convivere grazie a quella che potremmo definire l’alchimia degli opposti dove, nonostante le diversità, hanno saputo sviluppare una complicità granitica e una comunione di intenti ben definita volta ad ottenere un prodotto il più tradizionale possibile attraverso un approccio non interventista, con il massimo rispetto del terroir,  e con l’uso equilibrato delle botti di rovere francese per l’affinamento. In sede fermentativa con utilizzo esclusivo di lieviti indigeni associata in primavera a quella malolattica con un periodo di affinamento da 18 a 22 mesi. Ma veniamo alle note di degustazione di questo Chardonnay in purezza allevato in regime biodinamico in uno dei terroir più magici di tutto il Maconnais (Borgogna del sud) ai piedi della Roche du Vergisson,  picco roccioso (insieme alla gemella Roche du Solutrè) formatosi 160 milioni di anni fa quando l’intera Borgogna era sostanzialmente un fondale oceanico. Versato nell’apposito bicchiere tipo “Burgundy” si svela cromaticamente con un colore dorato brillante e limpido su tutta la superficie; al naso un’ iniziale e dissolvente sensazione di pietra focaia, lascia ben presto la scena a sentori di frutta a polpa bianca di mela Golden delicious e pera Williams ed a seguire la parte agrumata di cedro. Atteso ancora un po’, si manifestano sensazioni floreali di biancospino e camomilla, per poi chiudere sul finale con un tocco di miele, di vaniglia e di mandorla dolce. Al palato è decisamente morbido e vellutato e lo riempie senza risultare necessariamente pesante e con una scorrevolezza sulla lingua incentrata su una certa viscosità, quasi oleosa, che accresce la sensazione  di volume e di avvolgenza. Nell’esatto momento in cui deglutisco questa sensazione viene subito ripulita da una freschezza agrumata e a livello tattile da una sapidità quasi gessosa, che ne certificano un grande equilibrio. Persistentemente lungo, chiude riprendendo la parte agrumata ma con un retrogusto amarognolo figlio di un mix di mandorla fresca e pietra, dove la mandorla aggiunge profondità e la pietra richiama asciuttezza e tensione. Uno Chardonnay di alta qualità con una personalità gustativa davvero interessante e con un prezzo davvero abbordabile in enoteca che non supera di norma i 33 euro. Mentre riascolto più volte in sottofondo la dolce melodia di “Les yeux ouverts” ed assaporo lentamente questo nettare borgognone, mi ritrovo, come per incanto in un ambiente bucolico, tra i filari ai piedi della Roche du Vergisson, che ho avuto la fortuna di visitare più volte e ho la sensazione di vivere quel momento come un quadro di Claude Monet, nella sua  “Colazione sull’erba” e in dolce compagnia…..forse sto sognando ad occhi aperti, ma va bene cosi!!

Alla prossima….