“Migliaia e migliaia di anni non basterebbero
per dire il minuscolo secondo d’eternità
in cui tu m’hai abbracciato
in cui io t’ho abbracciato…”
(Jacques Prevert)
Vi siete mai chiesti se un abbraccio è più importante di un bacio? Se andassimo a scomodare la famosa commedia teatrale scritta da Edmond Rostand, vale a dire il Cyrano de Bergerac , il bacio viene identificato e codificato come “L’apostrofo rosa tra le parole t’amo”, mentre l’abbraccio viene descritto come “ un momento di calore, un rifugio o un'unione fisica profonda che completa il linguaggio del sentimento”. Ognuno ha di certo la propria opinione sull’argomento, ma secondo me a volte un abbraccio è più importante di un bacio. Il bacio è legato alla passione, al desiderio e ad una forte attrazione tra due individui, mentre l’abbraccio esprime qualcosa di molto più profondo, come il conforto, il senso di protezione e soprattutto il bisogno di sentirsi così vicini da diventare un’unica anima. Se col bacio è quasi sottinteso il “ti voglio”, l’abbraccio esprime il “sono qui per te, ci sono e puoi sentirti al sicuro” senza necessariamente doverlo comunicare a parole. Non sto demonizzando il bacio, anzi, a volte anche quello vale molto più di mille parole, ma quando stringi qualcuno o qualcuno ti stringe senza avere fretta di lasciarti andare, allora l’abbraccio assume un significato più importante del bacio. Abbracciando una persona le infondi un senso di tranquillità e benessere, sentendola vicino e poi fondamentalmente perché restando in quella posizione ci si sta davvero bene. Diventa un momento davvero unico (in questo caso parlando da uomo etero) quando abbracciando una donna lei si stringe forte appoggiando la testa sul petto e rimanendo lì ad ascoltare il tuo cuore. Questo le infonde tenerezza associata alla vicinanza, sicurezza, attrazione, ma soprattutto una connessione emotiva che non ha bisogno di alcuna parola, senza far nulla, come se davvero per un istante, che ha dell’eterno, il tempo si fermasse ed intorno a noi nulla ha più importanza, come se tutto il resto sbiadisca in una lenta dissolvenza e solo il colore del cuore rimanga in evidenza. Davvero una sensazione fantastica!! A volte un abbraccio riesce a raccontare qualcosa che un bacio non può esprimere e chi lo dà e chi lo riceve, nel suo intimo cerca sempre di prolungare quel momento perché avvolti da un’emozione talmente carezzevole da non volersene staccare mai. Anche in campo enologico mi sono imbattuto in vini che metaforicamente mi hanno avvolto in un tenero ed emozionante abbraccio, come un gradevolissimo Pinot Noir della Cote de Beaune borgognona che ho degustato proprio oggi, vale a dire il Volnay Premier Cru “Les Fremiets” annata 2016 di 13,0°vol del Domaine Joseph Voillot. Il Domaine Joseph Voillot, proprietà a conduzione familiare di Volnay da cinque generazioni, si estende su 10 ettari distribuiti su 35 parcelle e 17 denominazioni di Volnay, Pommard, Meursault e Beaune. Andato in pensione nel 1995, Joseph Voillot ha lasciato la gestione della tenuta a suo genero Jean Pierre Charlot, esperto di enologia e a lungo insegnante della materia a Beaune e oggi il nipote Étienne Chaix si prepara a raccoglierne l'eredità. Jean-Pierre Charlot ha sempre privilegiato uno stile di Borgogna fine ed elegante, senza lasciarsi influenzare dalla moda dei vini concentrati. Caratterizzate da una colorazione tenue e da tannini finissimi, tutte le sue etichette esprimono una bella intensità e un'eccellente capacità di invecchiamento. La tenuta vanta una pregevole selezione di Volnay e Pommard, tra cui spicca il magnifico Premier Cru "Les Rugiens". Il lavoro nelle vigne e in cantina è realizzato con il massimo della precisione, seguendo le tecniche classiche. I terreni sono lavorati due o tre volte all’anno e la vinificazione, tradizionale, è realizzata per singole parcelle con lieviti indigeni ed eseguendo la follatura. L’invecchiamento dura tra 16 e 18 mesi, con circa il 25% di botti nuove. Ma veniamo alle note di degustazione di questo Volnay che nasce da un vigneto costituito da parcelle vitate in differenti epoche ( 1932/1950/1978) su suolo ciottoloso e poco profondo di natura calcarea (calcare dell’Oxfordiano) e che si svela, una volta versato nel bicchiere tipo “Burgundy”, con un colore rosso rubino mediamente carico, con riflessi più tenuti sull’unghia, più intenso verso il centro del bicchiere e comunque uniforme e senza sbavature; al naso, inizialmente emerge la parte fruttata di lampone, ciliegia e fragolina di bosco, ed a seguire quella floreale di petali di rosa; lasciato ulteriormente ossigenare nel bicchiere, sprigiona una terziarietà decisamente interessante, con sottobosco, terra bagnata, una vena leggermente boisè, tabacco dolce, cuoio e sul finale cacao e tostature di caffè. In bocca è molto seducente e nonostante la struttura importante, fa emergere un carattere femminile, in una complessa ma intrigante ed avvolgente delicatezza, come una carezza unita alla intimità di un abbraccio, con i suoi tannini raffinatissimi e una trama setosa che crea una sensazione quasi vellutata. Persistentemente lungo, chiude su una base sapida ammaliante e con un retrogusto di ciliegia marasca. E’ un vino che non cerca di stupire, ma ti seduce lentamente, ti accarezza il palato e ti lascia il desiderio di un altro sorso. In enoteca, sempre che lo troviate ancora siamo su un centinaio di euro, ma la qualità è molto alta e la Borgogna sotto questo aspetto non sconta nulla. Mentre assaporo questo calice di Volnay, mi lascio avvolgere dalle sue sfumature, dai suoi profumi e dalla sua delicata profondità. E’ una sensazione intima, difficile da spiegare a parole ma incredibilmente famigliare con quella di un abbraccio sincero, che non ha bisogno di troppe parole per farsi sentire. Un abbraccio che scalda senza essere invadente, che accoglie con dolcezza e che, sorso dopo sorso, riesce a trasmettere un senso di pace e di casa. Questo vino sa avocare emozioni, risvegliare ricordi regalandoti quella sensazione di sentirsi al posto giusto ed inevitabilmente mi fa pensare che l’abbraccio più bello adesso si trova in Norvegia…...ma voi non potete capire.
Alla prossima…...