“Quando suoni la musica, non stai solo suonando delle note, stai esprimendo te stesso”
(Randy Rhoads – +1956/1982)
In molte mie recensioni sono solito mettere in prefazione alcuni versi di brani musicali, il che sta a significare che la musica fa parte della mia vita e quella che preferisco, grazie alle influenze di mio fratello maggiore, è l'hard-rock e l'heavy-metal (quello non troppo pesante) degli anni '70-'80 del secolo scorso. Sono da sempre un vero fan della chitarra elettrica e la classifica più celebre ed autorevole dei migliori chitarristi di tutti i tempi, quella stilata dalla rivista statunitense “Rolling Stone”, vede stabilmente al primo posto Jimi Hendrix e sul podio compare anche Chuck Berry in seconda piazza e Jimmy Page dei Led Zeppelin sul gradino più basso del podio. Ognuno di noi ha la propria preferenza, i propri punti di riferimento, i propri miti e sono d'accordo che Hendrix debba essere in cima a tutti, uomo venuto da un altro mondo, un autentico marziano inavvicinabile ed inarrivabile, ma sul podio io ci vedo benissimo un altro chitarrista, un vero e proprio outsider, nel senso che il suo piazzamento potrebbe sembrare davvero inaspettato. Mi riferisco a Randy Rhoads , che a mio avviso rappresenta l'incarnazione perfetta dell'outsider perché stravolse le regole di un intero genere musicale; una carriera brevissima, prima con la band dei Quiet Riot e poi, nei suoi anni migliori (gli ultimi due) alle dipendenze del “principe delle tenebre” Ozzy Osbourne. Una fine tragica la sua, a soli 25 anni, carbonizzato in un incidente aereo, ma che nonostante ciò gli ha concesso di impattare in modo devastante posizionandosi stabilmente tra i più grandi chitarristi di sempre. Un enorme talento spezzato nel pieno della sua ascesa artistica e in un momento, il 1982, in cui dopo due anni con Ozzy aveva preso la decisione di allontanarsi dagli eccessi del mondo del rock, lui che da sempre incarnava l'antidivo per eccellenza. Avrebbe voluto ritornare alle origini, visto che era nato come musicista classico, appassionato di Vivaldi e di Johan Pachelbel ed il suo desiderio era quello di frequentare il corso di chitarra classica della UCLA Herb Alpert School of Music di Los Angeles per rinsaldare la sua preparazione nella parte armonica e di teoria musicale, ma il destino crudele era in agguato per portarselo via per sempre. Per chi non lo conoscesse e per comprendere il genio di Randy Rhoads, vi invito ad ascoltarlo in due brani iconici inseriti nel primo album da solista di Ozzy Osbourne, vale a dire Blizzard of Ozz , del 1980, dove emergono tutta la sua versatilità e il suo talento artistico in una commistione tra rock puro con linee neo classiche; il primo Crazy Train con un riff mitico rimasto nella storia e nel secondo Mr.Crowley dove è presente uno degli assoli più leggendari di ogni tempo, un vero capolavoro che anche un non amante del genere non può non apprezzare. La versione che vi consiglio è quella live che trovate su You Tube inserendo; Mr. Crowley – Live at 31 Studios, Rochester, New York, USA. April 28. 1981. Nel video Randy imbraccia una leggendaria chitarra elettrica, disegnata da lui stesso, fatta a coda di rondine e con la cassa su sfondo verde con pallini bianche a pois, un vero must per quei tempi. Non sono un musicista, e mi spiace, ma probabilmente l'assolo di chitarra elettrica di Mr. Crowley è il meglio composto che abbia mai sentito, ancor più di Starway to Heaven di Jimmy Page e nessun altro che l'ha replicato è mai riuscito ad avvicinarsi all'originale. Recentemente, mi sono imbattuto in un vino, che come il povero Randy ho trovato un vero e proprio outsider, sia nel vitigno in cui è prodotto, sia per quello che ha saputo suscitarmi a livello emozionale e sensoriale. Si tratta del Nosiola “Largiller” annata 2015 di 13,0°vol. della Cantina Toblino. Il Nosiola è un vitigno a bacca bianca ubicato particolarmente nella zona di Toblino e della Valle dei Laghi, dove si ritiene sia autoctono, coltivato su terrazzi chiamati "frate'", e di Lavis , in provincia di Trento. È anche il vitigno impiegato anche nella produzione del Vin Santo Trentino , facendo appassire uva Nosiola su graticci di canne. Un vitigno poco conosciuto, che a stento riesce a sdoganare dalla propria regione ed è un vero peccato… La Cantina di Toblino è stata fondata nel 1960 da alcuni viticoltori che intuirono la grande potenzialità dei vini prodotti nella Valle dei Laghi e decisero di installarsi accanto al lago di Toblino, area in cui la vigna ha la propria elezione secolare. Oggi l'uva è conferita da più di cinquecento soci e la qualità è una vera garanzia. La produzione consta di otto vini bianchi, sei rossi e un rosato tra i quali troviamo Pinot Grigio, Nosiola, Traminer Aromatico. Kerner, Moscato Giallo e Pinot Nero, Merlot e Schiava. Quaranta ettari vitati dove a mio avviso svetta su tutti questo Nosiola, che è un capolavoro e se non sapessi l'annata, sembrerebbe un vino appena fatto, mentre ha sulle spalle ben 11 anni e tanta vita ancora davanti. Miracoloso! Ma veniamo alle note di degustazione di questa Nosiola che si svela con un bellissimo colore dorato, limpido e brillante su tutta la superficie; al naso,un sottile sentore idrocarburico in dissolvenza lascia il posto a frutta a polpa gialla decisamente matura di pera e di mela, oltre ad una nota agrumata di cedro. A seguire la parte floreale di margheritine di campo e di camomilla e quella di erbe aromatiche di montagne oltre a fieno essicato. Chiude con lievi tostature di nocciola ed effluvi balsamici al mentolo. In bocca è semplicemente strepitoso, morbido, freschissimo ed avvolge l'intero arco palatale facendo sentire la sua importante struttura con un accenno quasi cremoso e con i rimandi fruttati in bella evidenza. Ha una giovinezza vibrante e una bella tensione, ma allo stesso tempo un'eleganza garbata e una finezza davvero notevole. 11 anni sulle spalle che non si avvertono, grazie ad un'acidità da manuale e che dire del finale piacevolissimo, dove si avverte una strepitosa vena sapida e minerale che lo fa diventare ancora più godibile al palato. Persistentemente lungo, dove predomina la mandorla e la nocciola con un leggero retrogusto amaricante che contribuisce ad aumentarne la complessità. A mio parere uno dei grandi bianchi italiani, da provare assolutamente e che costa sugli scaffali dell'enoteca solo 25 euro la bottiglia con un rapporto qualità/prezzo davvero Top!!! Con in sottofondo l'impareggiabile assolo di Randy Rhoads in Mr. Crowley non posso che servirmi un altro calice di questo vino meraviglioso, rendendo omaggio alla memoria di un chitarrista prodigioso che ci ha lasciato troppo presto al pari di un outsider che in carriera vince il massimo in una sola competizione per poi sparire per sempre…..
Alla prossima.