I′ll send an SOS to the world
I'll send an SOS to the world
I hope that someone gets my
I hope that someone gets my
I hope that someone gets my message in a bottle yeah
Message in a bottle, yeah


(Message in a bottle - 1979 THE POLICE)

Ci sono band che sono sulla breccia da oltre sei decenni e mi riferisco, solo per fare qualche esempio ai Rolling Stones e ai The Who , ma ci sono state nella storia della musica contemporanea (quella che conta) anche quelle che hanno esaurito tutta la loro ispirazione musicale nell'arco di un decennio, lasciando comunque un segno tangibile del loro passaggio. La più famosa e celebrata a livello planetario, è senza dubbio quella dei Beatles, che mossero i primi passi nei primi anni '60, per sciogliersi definitivamente nel 1970. Vorrei parlare però di un altro gruppo che più o meno ha avuto la stessa sorte e mi riferisco ai The Police,  quelli del celebre trio composto da Sting (vocalist e basso), Andy Summers (chitarra elettrica) e Stewart Copeland (batteria), nati a Londra nel 1977 in piena esplosione punk e che si distinsero per un sound originale, figlio di un mix di new wave, reggae rock e post-punk arricchito da forti influenze pop, rock e jazz e che videro il loro epilogo appena il tempo di pubblicare 5 album in studio, chiudendo i battenti nel 1984 dopo 7 anni di intensa attività. Una separazione dovuta principalmente al desiderio di Sting di percorrere una carriera da solista e a forti tensioni personali tra lui e Copeland per il controllo artistico dei brani. Erano in tre, ma nel pollaio c'erano due galli….. Ricordo di averli conosciuti ed apprezzati ascoltando quello che reputo uno dei migliori brani da loro composti facente parte del secondo album in studio dal titolo Reggatta de Blanc, pubblicato il 5 ottobre 1979 dalla A&M Records ed inserito nel 2012 nella classifica del Magazine Rolling Stone dei 500 migliori album di tutti in tempi alla posizione 372. Avevo 13 anni ed il pezzo che ascoltai per la prima volta su Radio Eco 99,5 Mhz  fu  Messaggio in bottiglia  e ne rimasi colpito. Il brano racconta la storia di un naufrago bloccato su un'isola che lancia in mare una bottiglia contenente un messaggio d'aiuto (SOS); all'epoca, ragazzino non mi preoccupavo di capire il significato del brano, a me piaceva la ritmica e il suono diverso da tutto quello che iniziavo ad ascoltare grazie alle influenze musicali di mio fratello maggiore. Sono passati purtroppo quasi 50 anni e crescendo, oltre alla musica, si cerca di capire il testo nel significato che trascende dal contesto allegorico. Nonostante il ritmo incalzante e contagioso, è una canzone decisamente malinconica, dove la protagonista principale è la solitudine, rappresentata dall'isola deserta e da un naufrago (un uomo come tanti) che ha la disperata necessità di potersi connettere nel tentativo di uscire da un isolamento, inviando un messaggio con la speranza che qualcuno lo possa ricevere. Dopo un anno, vede arrivare sulla spiaggia “cento miliardi di bottiglie” lanciate da altre persone come lui, capendo di non essere l'unico a sentirsi solo in un mondo, già in quegli anni, completamente alienato. Ho pensato che, forse, il naufrago abbia utilizzato una bottiglia sbagliata per inviare il suo SoS scegliendone sicuramente una un po' anonima e dal vetro trasparente; fantasticando, voglio pensare che, se avesse degustato il   Chianti Classico di Isole e Olena  e avesse inserito il messaggio una volta esaurito il contenuto, avrebbe avuto certamente una risposta o addirittura non avrebbe avuto più la necessità di inviarne alcuno. Sting, che ha scritto musica e parole di questo brano avrebbe dovuto saperlo, visto che ama moltissimo i vini toscani e che nel tempo ne è diventato produttore diretto insieme alla moglie Trudie Styler con la Tenuta del Palagio a Figline Valdarno, sulle colline a sud di Firenze. Ma parliamo di Isole e Olena, tenuta che prende il nome da due piccoli borghi contadini distanti circa un chilometro l'uno dall'altro e che, grazie all'intuizione dell'avvocato piemontese Francesco De Marchi, nel 1956 li acquistò unendoli in un'unica tenuta agricola e vitivinicola. Nel 1976 subentrò il figlio Paolo che rinnovò la viticoltura aziendale con una meticolosa selezione clonale con la conseguenza di un miglioramento qualitativo molto significativo. Nel 1980 vide la luce la loro punta di diamante, il Cepparello, un rosso a base Sangiovese in purezza, diventato in breve tempo uno dei più iconici e rivoluzionari nella zona del Chianti Classico. Quel che rattrista è che nel 2022 la famiglia De Marchi, dopo quasi sessant'anni di onorate vendemmie e bottiglie, abbia deciso di cedere la tenuta al gruppo francese EPI della famiglia Descours, che possiede in Francia Maisons di Champagne, prestigiose aziende vinicole e marchi di lusso e che secondo indiscrezioni giornalistiche avrebbe sborsato una cifra intorno ai 50 milioni di euro, con l'impegno però di preservarne i valori storici, la filosofia produttiva e l'impronta artigianale. Per l'occasione ho voluto degustare l'annata 2021, un Chianti Classico prodotto per la prima volta nel lontano 1969, proveniente da vigneti di proprietà ubicati in località San Donato in Poggio, a un'altitudine di 300-480 metri slm , su suoli attivi da un misto di calcare, galestro, marne e arenaria, tipici del Chianti Classico. L'esposizione dei vigneti è in generale a sud/sud-ovest e l'età varia tra i 10 ei 50 anni. Oggi è prodotto con un'alta percentuale di Sangiovese, cui si aggiunge Canaiolo. Fermentato in acciaio per mantenerne purezza e freschezza, affina in botti grandi per 12 mesi e poi sei mesi in bottiglia prima di essere commercializzato. Ma come sempre, veniamo alle note di degustazione di questo vino che si svela di un bel colore rosso rubino intenso, con riflessi meno marcati sull'unghia; al naso emerge immediatamente la parte fruttata di marasca e di piccoli frutti rossi, ma anche agrumata di scorza di arancia sanguinella. In seguito, si distingue nettamente una gioiosa componente floreale di viola mammola e di petali di rosa ed atteso ancora un po' nel bicchiere una terziarietà dominata da sfumature speziate, da matrici terrose e di sottobosco e sul finale si avvertono effluvi balsamici di menta ed eucalipto. In bocca gioca tutto sulla morbidezza e sulla freschezza di beva, sorretta da una godibile acidità al punto che l'elevato grado alcolico (14,5°vol) stenta a farsi percepire. I tannini ben levigati e setosi lo rendono elegante e il corredo sapido/minerale gli imprime una forte connotazione attrattiva e gourmand allo stesso tempo. Persistente quanto basta, chiudendo con un accenno di note erbacee che non guastano. Un ottimo Chianti Classico che, sugli scaffali dell'enoteca lo trovate ad un prezzo che si aggira sui 35 euro, spesi davvero bene. Se nei loro anni d'oro (1977-1984) i Police, nel backstage, anziché bere birra o distillati vari (soprattutto Tequila) hanno degustato vini come il Chianti Classico Isole e Olena, forse oggi, starebbero suonando ancora insieme……

Mamma.