I′m sure in her you'll find
The sanctuary
I′m sure in her you'll find
The sanctuary
( She sells Sanctuary – 1985 THE CULT)
In altre recensioni ho più volte sottolineato che mio fratello maggiore Flavio mi abbia accompagnato nei più variegati generi musicali dagli anni ‘70 alla fine degli anni ‘80 del secolo scorso. Dopo il periodo dell’Hard Rock, al quale è succeduto quello Metal, sono stato catapultato nel Punk, fino a raggiungere quella corrente musicale che va sotto il nome di Alternative Rock & Post-Punk.
Ho iniziato ascoltando i The cure di Robert Smith con atmosfere sognanti e malinconiche, per poi passare a Siouxie and the Banshees, padri putativi del Gothic Rock insieme ai The Sisters of Mercy con le loro chitarre taglienti e con il cantante dalla voce profondissima, ma il gruppo che più mi prendeva in quel periodo erano i The Cult.
Il loro sound era un mix unico di Post-Punk, Gothic Rock e Hard Rock , arricchito di sfumature psichedeliche e testi pieni di misticismo e cultura dei nativi americani. La versione di loro che preferisco è quella dal 1985 in poi, dove la band ha virato verso un Hard Rock pieno di chitarra elettrica pur mantenendo quella sorta di fascino oscuro degli esordi, con il carismatico frontman Ian Astbury che sul palco ha sempre unito una vocalità potente a una presenza scenica per certi versi inquietante, caratterizzata da movenze sciamaniche, un trucco del viso decisamente marcato, camicie bianche settecentesche, copricapi improbabili e una certa misteriosa ambiguità, quasi esoterica.
I brani più celebrati e che hanno fatto la loro storia sono Rain eShe Sells Sanctuary, ed è quest’ultimo che preferisco e che ho ascoltato fino allo sfinimento.
She Sells Sanctuary uscito nel 1985 ed inserito nell’album Love parla della ricerca di conforto in un’altra persona esplorando una sorta di “transazione spirituale” legata all’energia femminile. La ricerca di un rifugio (Sanctuary) per resistere alle pressioni della vita attraverso la protezione che diventa una sorta di porto sicuro.
La figura materna è il posto sicuro per eccellenza, dove possiamo trovare Amore incondizionato sin dal primo vagito, ma anche ascolto, consiglio e difesa nelle prime avversità, ma non solo. In una relazione, se tutto funziona, la figura femminile è quella che infonde stabilità e comprensione, offrendo un riparo dalle brutture del mondo.
La forza femminile è complessa e non si parla solo di resistenza al dolore ma si manifesta quotidianamente attraverso la capacità ed il coraggio di mostrare la propria vulnerabilità che diventa fonte di potere, perché mostrarsi senza difese permette di far emergere la propria autenticità, instaurando sane relazioni e favorendo la giusta connessione.
Il verso introduttivo in prefazione che fa da ritornello al brano, nella sua traduzione è sintomatico, dove quel che ne scaturisce sono protezione e conforto, presenza rassicurante ed accoglienza incondizionata:
Sono certo che in lei
troverai rifugio
Sono certo che in lei
troverai rifugio….
Nella variegata e complessa ampelografia italiana, ci sono denominazioni (in questo caso una D.o.c.g.) che trovano un porto sicuro nel lavoro incessante e pluriennale di figure femminili. Una di queste è Elisabetta Fagiuoli che nel lontano 1965 ha fondato insieme al compagno Sergio Muratori l’Azienda Vinicola Montenidoli, diventando una figura storica del vino italiano e autentico faro della Vernaccia di San Gimignano e della toscanità intera, vera custode a protezione, contribuendo alla D.o.c del 1966 e soprattutto alla D.o.c.g. del 1993, Ho avuto il piacere di conoscerla grazie agli amici pistoiesi Domenico e Carlo in una visita che resterà immortale per il modo in cui siamo stati accolti dalla titolare, una donna tutta di un pezzo, granitica nonostante l’età e con una vitalità fuori dal comune. Dietro un’apparenza burbera dominata dall’impossibilità di un contraddittorio convenzionale, si cela un’intensa sensibilità ed anche la semplice volontà di stabilire chiari limiti per non farsi sopraffare, ma una volta carpita la sua fiducia, emerge un animo profondo e premuroso. Donna autentica, priva di maschere, priva di ipocrisia e con una forte personalità che la fa apprezzare per quel che realmente è ed il suo atteggiamento è un necessario filtro per selezionare le relazioni, lasciando fuori quelle tossiche. Vera paladina di quel vino rosso travestito da bianco che è la sua inimitabile Vernaccia di San Gimignano, strutturata, di grande eleganza e che sa governare il tempo. Un vino famoso già nel Medioevo, al punto da essere citato da Dante nella Divina Commedia, nel XXIV canto del Purgatorio e che dopo un lungo periodo di oblio, Elisabetta ed il marito recentemente scomparso è riuscita a riportare agli onori delle cronache enologiche e soprattutto nei banchetti delle italiche tavole. I vigneti vitati a Vernaccia sorgono nei dintorni della magnifica cittadina dalle 14 torri su pendii tra i 250 e i 400 metri s.l.m., formatesi nel periodo Quaternario, dove il mar Ligure ricopriva le vallate; un luogo ideale per dar vita ad un suolo basico, bianco e sabbioso, calcareo, ricco di sedimenti marini, ideale per le uve bianche. Il rispetto della tradizione e della storicità (furono gli Etruschi i primi a portarla e vinificarla in questi luoghi) ma soprattutto l’assecondare la natura nelle fasi vegetative e il minimo interventismo in cantina, danno lustro alle sue creazioni da decenni, come la sua Vernaccia di San Gimignano Fiore annata 2023 di 13,0° vol che nasce dai tre cloni dei vigneti di Montenidoli e che versata nel bicchiere si svela cromaticamente di un bel colore di oro grezzo, come appena estratto dalle rocce primarie.
Al naso, le prime sensazioni sono agrumate di limone maturo ed a seguire mela ed accenni di melone bianco molto delicato per poi proseguire con erba fresca e per poi chiudere con una dolcezza fruttata molto leggera.
In bocca è contraddistinto da una piacevolezza oleosa al suo attacco, con una sensazione quasi cerosa molto accattivante e con una corrispondenza naso/bocca davvero da manuale. La particolarità è data dal fatto che questa Vernaccia solletica il nervo trigemino al punto che si avverte su tutta la superficie della lingua e sul palato una leggera effervescenza che lo completa nella sua struttura equilibrata tra acidità e mineralità.
Chiude leggermente sapido su una persistenza lunga e con un retrogusto leggermente amaricante.
Una Vernaccia davvero speciale che meriterebbe di essere sdoganata al meglio oltre i confini regionali e che potete trovare sugli scaffali dell’enoteca a un prezzo non superiore ai 25 euro e quindi con un rapporto qualità/prezzo davvero notevole!!
Mentre ascolto in lontananza le note del brano dei The Cult , mi sovvengono i ricordi di una donna che durante la visita ha mantenuto lo stesso portamento fiero e combattivo delle torri di San Gimignano, a protezione e salvaguardia di qualcosa di prezioso che ha il diritto di essere preservato e custodito nel tempo con determinazione e con quel coraggio materno che solo le vere Donne sanno avere.
Alla prossima…..