“L’amore inespresso è come il vino tenuto nella bottiglia: non placa la sete.”


(George Herbert – poeta e oratore inglese)



E’ corretto sostenere che Vino e Amore siano la stessa cosa e nelle loro caratteristiche rappresentano non poche similitudini?

C’è un dipinto datato 1848, conservato al Musèe des Augustin di Tolosa ad opera del pittore Jean-Lèon Gèrome dal titolo Anacreonte, Bacco e Amore in cui viene raffigurata nella stessa scena il poeta greco Anacreonte che suona la lira ed accanto a lui il dio del Vino e quello dell’Amore che danzano insieme con le sembianze di due bambini. Se ci stacchiamo dal significato allegorico dato dal pittore, possiamo asserire che questa strana associazione possa essere dimostrata anche da una base scientifica. L’università di Birmingham, a seguito di un’accurata ricerca ha stabilito che gli effetti del vino sull’organismo umano sono perfettamente paragonabili a quelli dell’amore. Il tutto si fonderebbe sull’ossitocina, più comunemente chiamata l’ormone dell’amore che ha gli stessi effetti dell’alcol. L’ossitocina favorirebbe il consolidamento dei legami affettivi e delle interazioni sociali. E’ emerso che ossitocina ed alcol sono accomunati nel trasmettere al cervello un neurotrasmettitore inibitorio che, in poche parole, frena le sensazioni negative legate a stress ed ansia lasciando spazio a tutto ciò che è positivo, compreso la maggior sicurezza di sé. Quando si è innamorati tutto ci sembra positivo e ci sentiamo decisamente meglio ed è lo stesso dopo un  bicchiere di vino, dove  siamo pervasi da uno stato di euforia e dove la verità e l’autenticità di sé viene sempre a galla.  Da questa base scientifica, possiamo quindi certificare che amore e vino vadano a braccetto. A mio parere possiamo fare un passettino in più, dimostrando che l’evoluzione dell’amore e del vino abbiano ulteriori affinità. Mi spiego meglio. La maggior parte del genere umano, nella propria vita si innamora di tre persone: 

il primo Amore è quello giovanile e illusoriamente si pensa che possa durare per sempre ed è un Amore a tratti innocente e che non lascia cicatrici, probabilmente confortati dal fatto che si abbia tutta la vita davanti per rimediare.

Il secondo Amore è quello che ti lascia il segno, quello che si trasforma in dolore, quello che ti delude profondamente e dal quale ti senti tradito/a per sempre, ma è fondamentale perché ti cambia profondamente e capisci, sulla tua pelle, quello che dovrebbe essere e quello che non dovrebbe mai essere.

Il terzo Amore, per i più fortunati, è quello che ti trova mentre non eri impegnato a cercare nulla, quello che arriva di sorpresa e che per la prima volta ti fa sentire a casa, dopo aver vagato in una lunga odissea ed è sublime perché ti fa capire perché gli altri due non sono durati.

Io, che sono appassionato di vino da quasi un trentennio, posso dimostrare l’assonanza delle fasi del Vino con quelle dell’Amore sintetizzandole sempre in tre step:

il primo potrebbe essere definito esplorativo, nel senso che da neofita del vino (come per l’Amore) è basato su un approccio scanzonato su etichette commerciali, su vini dal piacere immediato, cercando la facilità di beva e sapendo di aver davanti tutto il tempo per approcciarsi a qualcosa di più strutturato;

il secondo è quello della consapevolezza di voler abituare il palato a qualcosa di più impegnativo convogliando tutto sé stesso verso i vini di blasone, quelli dalle etichette iconiche e pregiate, spendendo spesso più del dovuto ed andando incontro anche a sonore delusioni di vini osannati dalle guide e da logiche commerciali;

il terzo, quello che mi accompagna da tempo, è quello della saggezza, dove il vino si fa arte e cultura, dove si beve di meno ma meglio, dove si ha la capacità di valutare l’evoluzione di una bottiglia e di apprezzare vini immediati e vecchie annate, dove si cerca di capire  la filosofia artigianale del produttore e dove si ha ben chiaro quel che si vuole o non si vuole da un vino.

La certificazione di Amore=Vino, l’ho trovata nella degustazione di uno splendido Gamay in purezza, vale a dire del Moulin à Vent “La Rochelle” 2021 di 13,0° vol. del Domaine Anita. Sia ben chiaro che questo vino rappresenta al meglio la terza fase evolutiva dell’Amore e del Vino! Anita Neveau, originaria di Bresse, si stabilisce nel Beaujolais, terra elettiva del vitigno Gamay, nel 1996. Ex ciclista professionistica con carriera culminata con i Mondiali su strada a Novo Mesto in Slovenia nello stesso anno, prima del suo trasferimento nella Borgogna del sud. Da quell’anno e sino al 2015 ha studiato e lavorato in campo enologico affinando l’arte della vinificazione e della viticoltura nella tenuta di famiglia e attraverso corsi di di formazione a Beaune e a Digione. Nel 2015 fonda il Domaine Anita  sito a Chènas, coltivando 6 denominazioni su terroir eccezionali: Moulin à Vent, Morgon, Chénas, Fleurie, Beaujolais e Beaujolais-Villages. Appassionata di vinificazione, fin dagli esordi si è concentrata sulla creazione di vini provenienti da singoli vigneti. Dalla vendemmia all’imbottigliamento, il carattere unico di ogni parcella viene rispettato, dando vita a un’identità distintiva per ciascun vino. I terreni, in gran parte composti da granito con intersezioni di sabbia e argilla, associati a piante in molti casi vecchie (si va dai 40 anni ma si sale in molti casi fino a 100) sono due degli ingredienti fondamentali con cui Anita dà voce ai propri vini, semplicemente vinificati mediante fermentazioni spontanee effettuate in serbatoi di cemento. I vini vengono venduti in diversi settori del mercato (50% per l'esportazione, 30% per il settore della ristorazione (hotel, ristoranti e caffè) in Francia e 20% a privati), con una recente crescita delle esportazioni.

Ma veniamo alle note di degustazione di questo Gamay che nasce su terreno in prevalenza di granito rosa intenso a 280 metri s.l.m. la cui parcella, La Rochelle,  rappresenta uno dei più grandi terroir di Moulin à Vent offrendo una delle creazioni più raffinate. Vinificato con uve diraspate al 100%, il tino è stato pazientemente lavorato e follato durante 25 giorni di macerazione, nella più pura tradizione borgognona. Si svela cromaticamente di un bel color rosso rubino intenso, quasi impenetrabile, con una nota leggermente rosacea sull’unghia. Al naso, la prima sensazione che si avverte è data da un ammaliante sollettichio di pepe bianco, che dopo poco viene fagocitato da note di frutta rossa, ciliegia marasca, amarena e prugna ed a seguire note floreali di petali di rosa. Lasciato ulteriormente ossigenare nel bicchiere, emergono nuances di eucalipto e balsamiche di pomata al mentolo. Chiude con note di sottobosco e di terriccio. In bocca è sorprendentemente morbido, di facile accesso, delicato, elegante, dai tratti decisamente femminili che contrastano con una certa potenza e rudezza maschile avvertita all’olfatto. Acidità in bella evidenza, così come la freschezza di beva e con i rimandi fruttati rotondi ed avvolgenti nell’intero arco palatale e con una lunga persistenza gustativa. Chiude con un retrogusto di caffè macchiato. Un Gamay altamente evolutivo ad un prezzo davvero ragionevole di poco più di 30 euro. Se con il Vino ho raggiunto la fase migliore, stabilizzandola nel tempo, in Amore mi sono fermato alla seconda; chissà se la vita mi concederà la possibilità di raggiungere anche la terza….nel frattempo mi verso ancora  del  Gamay  di questo interessantissimo Moulin à Vent innamorandomi sempre di più ad ogni suo sorso.

Alla prossima…...