Le vigne stanno immobili
Nel vento forsennato
Il luogo sembra arido
E a gerbido lasciato
Ma il vino spara fulmini
E barbariche orazioni
Che fan sentire il gusto
Delle alte perfezioni
(Cuanta pasion – 2005 PAOLO CONTE)
Se penso ad un artista italiano che crea esclusivamente per necessità espressiva, senza sottostare alle logiche commerciali di case discografiche e che a tutti gli effetti possa essere definito “libero”, mi viene in mente solo un nome: Paolo Conte.
Uomo sulla soglia dei 90 anni, ancora sulla breccia, cantautore, polistrumentista, pittore ed ex avvocato, può essere definito anche come una sorta di “poeta del jazz” ed unico che sappia unire nei suoi testi, tipicamente cinematografici, le sonorità del suo inconfondibile swing.
Quando penso a lui, mi vengono in mente i grandi Chansonnier del calibro di Charles Aznavour e Jacques Brel, perché li accomuna grande teatralità ed intensità sul palcoscenico.
Nella sua carriera ha pubblicato una ventina di album, incidendo circa 150 canzoni, dove spiccano Via con me, Azzurro, Bartali e Gelato al limon, ma ha saputo anche scrivere per altri artisti come Caterina Caselli (Insieme a te non ci sto più), Patty Pravo (Tripoli ‘69) ed Enzo Jannacci (Messico e nuvole).
Recentemente mi sono soffermato ad ascoltare la sua Cuanta Pasion edita nel 2005 ed in particolare al verso che ho posto in prefazione alla recensione e che volutamente parla di vino.
Conte, originario di Asti, ha da sempre un legame autentico con la sua terra ed è un profondo conoscitore ed estimatore dei vini piemontesi, al punto che la storica cantina Braida ha dedicato una sua poesia al retro etichetta del proprio Barbera d’Asti Montebruna.
Cuanta pasion è un brano che esplora visceralmente la passione umana non unicamente sotto l’aspetto sentimentale, ma soprattutto come una forza smisurata capace di governare l’esistenza di ognuno di noi. E’ il carburante che muove le nostre anime e che esprime un’energia infinita che alimenta la nostra storia personale.
Col suo stile poetico, per certi versi inconfondibile, Conte ci insegna che la passione, nonostante l’ineluttabilità dello scorrere del tempo e del nostro temporaneo passaggio sulla terra, è quella che colora e che dà sapore alla nostra esistenza.
Relativamente ai versi cantati col riferimento al vino, Conte ci indica che le vigne restano immobili di fronte a un vento impetuoso che rende il paesaggio quasi incolto e nonostante ciò il vino prodotto in quel territorio quasi ostile, ha un’anima potentissima (spara fulmini), una grande forza passionale che si traduce in un’esperienza sensoriale talmente elevata da percepirne la perfezione! Il vino quindi rappresenta il carattere passionale della natura da cui proviene. A mio modo di vedere, in poche ma efficacissime parole ha sublimato il vero significato del vino.
Il vino è autentica passione!!!!
Per produrre un vino non basta la passione della terra, ma occorre la compartecipazione di vignaioli illuminati, alimentati da un sentimento simile a quel impareggiabile trasporto amoroso, che sappia completare una vera e propria opera d’arte.
Rimanendo in terra piemontese, penso che Paolo Conte sia d’accordo con me nello stappare un vino di Isacco Costamagna e in questo caso lo facciamo con il suo Colli Tortonesi Derthona - Timorasso Castrum Roche annata 2023 di 14,5° vol. , un bianco autoctono che sintetizza al meglio quanto sin qui esplicitato.
Isacco Costamagna è un giovane vignaiolo che dirige nel leggendario Comune di La Morra, nel cuore delle Langhe e più precisamente nella Borgata Torriglione, una piccola realtà che ha visto la luce nel 2017 anche se il primo vigneto nasce nel 2014, su terreni presi dai nonni. Da quel momento ha ampliato l’azienda fino ai 2,5 ettari attuali e dal 2021, dopo aver conferito le proprie uve ad altro produttore nel periodo 2017/2020, ha deciso di vinificare in proprio e di dare il nome Castrum Roche alla propria realtà, questo perché i vigneti si trovano nella zona del Torriglione che, nel Catasto municipale risalente al 1477 veniva chiamato Castrum Roche cioè fortezza di campagna e che in latino volgarizzato stava perCastello delle Rocche, trovandosi di fronte a uno dei leggendari cru del Barolo, vale a dire il Rocche dell’Annunziata.
Con la sua prima annata ha prodotto poco più di 6,600 bottiglie di Langhe Nebbiolo e a breve metterà sul mercato il suo primo Barolo, oltre al vigneto posto nel Colli Tortonesi in provincia di Alessandria da cui nasce il vino degustato 100% Timorasso in purezza.
Isacco Costamagna, ex-allievo dell’Enologica Umberto I di Alba, gestisce l’azienda, aiutato dalla famiglia: la sorella Maria, mamma Michela e papà Roberto. La passione del vino però apparteneva già i nonni di Isacco: Gagliasso Enrico (co-fondatore della Gagliasso F.lli) e Costamagna Luigi (conferitore d’uva).
La filosofia della cantina è molto semplice, ossia quella di creare vini senza uso di erbicidi, né concimi chimici e solo con trattamenti naturali, ma soprattutto il poter far emergere dal primo sorso quella passione tipicamente famigliare, vera linfa dell’economia italiana, evidenziando quella tipica artigianalità che tutto il mondo ci invidia.
Ma veniamo alle note di degustazione di questo Timorasso che si svela con un meraviglioso color oro intenso, limpido e brillante su tutta la superficie.
Al naso un’iniziale lieve sensazione idrocarburica in dissolvenza appena accennata lascia ben presto il sopravvento alla parte di frutta a polpa gialla, pesca, ma soprattutto albicocca. Lasciato ulteriormente ossigenare nel bicchiere emana sentori floreali di margheritine di campo e sul finale una decisa nuances di tostatura di mandorla.
In bocca si caratterizza per una leggiadra morbidezza e per una sensazione salivante, quasi cremosa, in un mix di delicatezza e sensualità. Il corollario gustativo molto concentrato riprende il fruttato olfattivo e l’alcolicità importante è attenuata dalla verve di acidità non indifferente e i lati della lingua vengono rapiti da una sapidità quasi pizzicante che si propaga come un’onda travolgente verso il centro del palato.
Lunga la persistenza, chiude con un finale intrigante di mandorla dolce.
Un gran bel vino che potete portarvi a casa dall’enoteca spendendo meno di 30 euro!
Conte, nella sua canzone mostra come la passione sia vista come un'illusione coraggiosa e spericolata che spesso porta a un finale inaspettato. La passione di Isacco rende questo Timorasso dotato di una forza "visionaria" e "teatrale", che lo rende simile a un grande palcoscenico, dove le emozioni vengono esibite ed osannate ed io tra il pubblico sono il primo ad alzarmi a battergli le mani.
Alla prossima…..