'Cause it's a bittersweet symphony, that's life
 Tryna make ends meet, you're a slave to money then you die
 I'll take you down the only road I've ever been down
 You know the one that takes you to the places where all the veins meet, yeah

(Bitter Sweet Symphony – 1997 THE VERVE)


Con l’avvento della televisione e l’esplosione negli anni ’60 del fenomeno Beatles, il connubio immagini-musica prese piede e nei successivi anni ’70, in Inghilterra, i video musicali divennero il modo concreto per promuovere non solo la canzone ma l’artista a tutto tondo, pubblicizzandone l’immagine. Negli anni ’80, l’avvento di MTV , canale tematico esclusivo e l’incedere di nuova e sempre più innovativa tecnologia hanno fatto il resto. Oggi non c’è hit che non abbia un video. Molti sono fatti benissimo, con l’ausilio di registi affermati, a differenza di altri che non lasciano il segno. 

C’è un video, che amo profondamente e che a mio parere è leggendario, relativo al brano Bitter Sweet Symphony dei The Verve, uscito nel 1997, considerato dalla critica come una pietra miliare del britpop e della musica degli anni ’90.

Attivi in più riprese a partire dal 1990, quando si formarono a Wigan in Inghilterra, i The Verve raggiunsero l'apice della fama con il terzo album, Urban Hymns, nel 1997. Nell'aprile 1999 la band si sciolse a causa di dissidi interni. All'epoca era uno dei gruppi musicali più noti e influenti nel panorama musicale dell'alternative rock inglese. Ricostituitisi nel giugno 2007, hanno pubblicato, nell'agosto 2008, l'album Forth, prima di sciogliersi definitivamente nel 2009.

Nel video, dalla prima nota, si vede Richard Ashcroft (leader e chitarrista del gruppo) camminare cantando il brano lungo Hoxton Street, affollata zona commerciale di Londra; capelli sopra la fronte, giacca di pelle traslucida, completamente indifferente al mondo e alle sue dinamiche, scontrandosi ripetutamente con altri passanti, come se non ci fossero sul suo opposto cammino. Più aumenta il corso del brano e più le persone contestano quasi aggressivamente il suo atteggiamento, fino a quando alla fine si unisce agli altri membri della band continuando imperterriti nel loro incedere lungo la strada. 

Il testo di Bitter Sweet Symphony è un’esplicita riflessione sulla vita, vista come una sinfonia agrodolce nell’alternanza di poche gioie e di dolori che costringono l’individuo a fare i conti con la routinaria lotta per la sopravvivenza economica. La strada percorsa è la metafora della vita ed il suo incedere, incurante dei passanti, è una sorta di ribellione contro il sistema, che comunque non può cambiare ( nella canzone ripete “i can’t change my mold” – “non posso cambiare la mia natura), intrappolato in una routine in cui si sopravvive senza vivere autenticamente e dove il ruolo del denaro promette una felicità effimera.

Sintomatica la frase “you're a slave to money then you die” – sei schiavo del denaro e poi muori. 

Visto che il titolo rappresenta l’amarezza (bitter) dei momenti difficili e la dolcezza (sweet) dei fugaci momenti di felicità che compongono la nostra esistenza e visto che la vita è una lotta, anche se come Ashcroft non posso snaturare il suo corso, posso però cercare di farmi del bene incrementando quei momenti dolci che mi riempiono di felicità. 

Sarò per taluni basico, ma quando degusto un vino che sa emozionarmi espandendo alla potenza il mio corollario sensoriale, mi sento felice e se poi mi immergo nei Pinot Noir e negli Chardonnay della mia amata Borgogna, raggiungo l’apice dell’appagamento enologico.

Mi è successo con un vino stratosferico, vale a dire con lo Chardonnay Bienvenues-Batard-Montrachet Grand Cru annata 2010 del Domaine Roche de Bellene di 13,0° vol. 

Il Domaine Roche de Bellene fu fondato nel 2005 da un giovane Nicolas Potel, purtroppo recentemente scomparso, con sede a Beaune presso un edificio risalente al XVI secolo; 23 ettari di proprietà tra Santenay e Vosne-Romanèe con un unico credo ossia quello del mantenimento della tradizione borgognona unito a preservare l’unicità dei terroirs per dar vita a vini eccellenti da viti dotate di una straordinaria longevità e che arrivano sino a 104 anni di età.. Da non sottovalutare il rispetto della biodiversità e della conduzione delle vigne in regime biodinamico seguendo i principi steineriani. Vendemmia manuale con accurata selezione dei grappoli raccolti in piccole ceste e portati immediatamente in cantina ed a seguire una vinificazione estremamente semplice dal momento che se hai uva sana non occorre intervenire più di tanto e quindi unicamente fermentazioni spontanee senza aggiunta di alcun prodotto induttivo. 

Nella Cote de Beaune spicca una parcella di 0,8 ettari nel mitico vigneto che dà il nome alla bottiglia, vale a dire il Bienvenues-Batard-Montrachet Grand Cru, situato nel Comune di Puligny-Montrachet e facente parte, insieme ad altri 4 celebri vigneti (Le Montrachet, Montrachet, Chevalier Montrachet e Criot Batard-Montrachet) della leggendaria “famiglia” dei Grand Cru di Montrachet.

Per chi non abbia mai visitato questo enclave, vero Sancta Sanctorum dello Chardonnay a livello mondiale, deve sapere che dal Comune di Puligny-Montrachet parte la Route des Grand Cru che arriva sino all’imbocco del Comune di Chassagne -Montrachet e che attraversa i vigneti sopra elencati. Per un appassionato come il sottoscritto è un luogo magico, quasi mistico ed ogni volta che torno in Borgogna non posso non andarci in pellegrinaggio.

Ma veniamo alle note di degustazione di questo capolavoro assoluto, purtroppo non a buon mercato, visto che se ancora riuscite a trovarlo vi toccherà spendere non meno di 400 euro la bottiglia, ma siamo di fronte ad una eccellenza assoluta.

Versato nel bicchiere si svela con una veste meravigliosa di un colore dorato, limpido e brillante, austero e regale allo stesso tempo; non occorre avvicinare il naso ma sono i suoi splendidi e ricercati profumi che vengono direttamente ad inebriarti in un continuo mutamento, man mano che il vino prende ossigeno e si apre in una caleidoscopica e folgorante sensazione olfattiva davvero unica. Si parte con una caratteristica nota di rovere in dissolvenza, per passare a una timbrica di frutta matura a polpa bianca, per poi virare su una delicata parte agrumata di limone e melone ed a seguire un’impalpabile nota mielosa seguita da un delizioso fondo di crema pasticcera, per poi chiudere in un mix di burro leggermente salato e da erbe aromatiche. Un naso cangiante, accattivante, concentrato e definito come non mai e con un’espressività senza eguali.

In bocca è quello che ogni fans dello Chardonnay vorrebbe ritrovarsi; entra in punta di piedi, quasi riservato, con grande eleganza e raffinatezza, per certi versi con un incedere quasi femminile in una grazia aristocratica ma che in breve tempo si dispiega magnificamente con un’acidità solidissima e con una mineralità molto intensa. Strutturato, preciso, concentrato e con un equilibrio perfetto di gusto ed eccezionalmente persistente, capace di accarezzare il palato in modo seducente ed intrigante, con gli aromi fruttati e con quella cremosità quasi croccante e con sensazioni burrose in continua evoluzione. 

Un vino di una classe infinita che non vorresti mai finisse nel bicchiere. 

Una sorta di elisir di lunga vita, una dolce sinfonia al pari del canto delle sirene, che ti rapisce immergendoti in un meraviglioso oblio senza ritorno.

Alla prossima…..