Everybody knows
 A little place like Kokomo
 Now if you wanna go
 And get away from it all
 Go down to Kokomo 

(Kokomo- 1988 BEACH BOYS)


L’estate 1992 fu decisamente atipica nel senso che fu veramente piovosa e sottomedia, soprattutto al nord e quindi dalle mie parti. Tutto ciò non mi importò più di tanto visto che il sogno a stelle e strisce si sarebbe materializzato ed insieme a due miei amici avremmo raggiunto gli States destinazione New York, Washington, ma soprattutto la California con la rappresentazione dell’ American dream , in un mix di opportunità, libertà, spiagge assolate e belle donne!!! 

Purtroppo quel sogno svanì a Washington, quando a causa di un omicidio perpetrato a Los Angeles per mano di un poliziotto verso un uomo di colore, fummo bloccati dall’agenzia viaggi italiana che ci avvisò in piena notte che i voli verso la “città degli angeli” erano tutti soppressi causa disordini ed incendi incontrollati in tutta la città. Ci venne in soccorso il primo cugino di mio padre e dirottammo il viaggio vicino a Pittsburgh. Personalmente il sogno si realizzò nove anni più tardi, ma all’epoca ero sposato ed il viaggio si tinse di connotati completamenti diversi.

Ricordo che per calarci in una parte che non potemmo sostenere, facemmo una full immersion nei brani dei Beach Boys, iconica band Californiana, ascoltando ripetutamente successi planetari come Good Vibrations, Surfin’ Usa, California Girls e Don’t worry baby, per citarne solo alcuni dei più famosi, registrando una musicassetta che avrebbe rappresentato la colonna sonora di quel viaggio e che avremmo utilizzato nell’auto a noleggio prenotata da tempo. 

I Beach Boys (la formazione originale, quella dei fratelli Wilson) furono una band formatasi nel 1961 che traeva ispirazione dalle spiagge chilometriche e dalle onde del Pacifico, un vero must della costa californiana. La passione per il surf, per le ragazze, per le corse in auto stile “Grease”, mietevano proseliti tra i giovani spinti da un inguaribile ottimismo post-bellico, nonostante il Vietnam si sarebbe palesato qualche anno più tardi. Lo stile californiano, grazie a loro, coinvolse le nuove generazioni di tutto il mondo grazie al loro mix di voci angeliche, di chitarre e di ritmi incalzanti che sublimavano la vera essenza dell’estate e del divertimento. 

C’è una canzone che da sempre risulta divisiva tra i fans, nel senso che molti la considerano come una vera e propria pugnalata al cuore alla stregua di una trovata commerciale utilizzata solo per far soldi.

La canzone è Kokomo e fu scritta e pubblicata nel 1988 per la colonna sonora del film Cocktail con due giovanissimi attori protagonisti, vale a dire Tom Cruise ed Elisabeth Shue (la fidanzata di Marty Mcfly in Ritorno al futuro parte II e III).

A fine anni ’80 i Beach Boys erano un po’ alla frutta ed in piena crisi di popolarità e per recuperare (anche denaro) scrissero questo brano che ai giorni nostri definiremmo un po’ “paraculo” e che qualcuno lo paragonò come la sintesi di come una band leggendaria fosse diventata la caricatura di sé stessa. 

Ma come spesso accade, anche questa canzone divenne un grande successo e se devo dirla tutta a me non spiace perché, a prescindere che faccia da sfondo ad un filmetto a base di shaker e belle ragazze, con un prevedibile finale sentimentale, incarna nelle sue parole quello che potremmo definire come l’evasione romantica verso un paradiso tropicale con la citazione di luoghi caraibici reali e una località (Kokomo) assolutamente inventata. 

Il ritornello posto prima della recensione ripete che Kokomo è il posto ideale per lasciarsi tutto alle spalle e per sognare cocktail, spiagge assolate e tanto amore….ed è per questo che ascoltandola, vengo catapultato proprio in questo posto immaginario e mi vedo sdraiato sotto una palma non con un cocktail in mano ma con un calice di vino bianco che suggella questo stato di grazia.

Ho pensato quindi ad un vino che a livello gusto-olfattivo mi ricordi i tropici e questa atmosfera particolare e quindi ho voluto degustare una bottiglia di SAINT-VERAN “Champ Rond” annata 2018 di 13,0° vol del DOMAINE THIBERT.

Siamo nel Maconnais, all’estremo sud della Borgogna, precisamente a Fuissé, (Saône-et-Loire), a sud-ovest di Mâcon, dove questa azienda, fondata nel 1967 si estende su quasi 30 ettari distribuiti tra le denominazioni di Pouilly, Mâcon-Fuissé, Mâcon-Prissé, Mâcon-Verzé e Saint-Véran. È gestita dalla famiglia di Christophe Thibert e sua sorella Sandrine, in collaborazione con il meticoloso Fabien Duperray e lo sviluppo di queste terre, alcune delle quali tramandate da otto generazioni, è un’ispirazione essenziale per i due fratelli. Una delle particolarità della tenuta è che copre tutti i cru della regione del Mâcon meridionale. Il lavoro in vigna è svolto con grande serietà e il processo di conversione all'agricoltura biologica è iniziato da alcuni anni. L'obiettivo è offrire vini raffinati e di qualità è questa tenuta è destinata a scalare le classifiche nazionali ed internazionali. Intanto per non sbagliare mi faccio del bene e parto con la degustazione di questo Chardonnay in purezza definito nell’appellation Saint-Veran il cui vigneto è situato a Leynes, su una collina a forma di cupola, aperta e ventilata, con una leggera pendenza del 5%. I terreni sono composti principalmente da calcare di Gryphaea (Sinemuriano), di profondità variabile e pietrosi; la parte restante è composta da arenaria calcarea. Dopo la vendemmia manuale viene effettuata la pressatura degli acini interi, sani e selezionati, seguita da decantazione statica a freddo. Affinamento di 20 mesi, di cui il 25% per 9 mesi in botti di rovere francese a grana fine e il resto in serbatoi di acciaio inox. Imbottigliamento secondo il calendario lunare, con filtrazione minima o assente.

Ma veniamo alle note di degustazione di questo vino che si svela di un bel colore dorato limpido e brillante su tutta la superficie; al naso dissolventi percezioni idrocarburiche lasciano ben presto il sopravvento a intense matrici di frutta tropicale, dal pompelmo, al lime, all’ananas maturo, ma anche a note di pesca ed a seguire nuances di delicati fiori bianchi. Lasciato ulteriormente ossigenare avverto sensazioni di leggere note burrose e vanigliate, per poi chiudere con sentori di mandorla tostata.

In bocca c’è una bella tensione ed una sensazione vigorosa di energia e di freschezza di beva. Aromaticamente intenso, è sostenuto da una bella mineralità e da una leggiadra sapidità in un corollario gustativo accattivane e sensuale, che termina con un finale lungo e caratterizzato da un retrogusto di melone bianco. 

Un ‘ottima bottiglia che potete trovare sugli scaffali ad un prezzo che si aggira intorno ai 40 euro, ben spesi. 

Sorseggio questo Chardonnay e mi sembra, per magia, di essere a “Kokomo” lambito dal sole ed accarezzato da una sensuale e libertaria brezza marina….e non sono neanche solo, ma sull’identità di chi sia con me, permettetemi che resti solo mia.

Alla prossima….