“Colui che suscita desideri…
può facilmente vedersi condannato a spegnerli.”
(Giacomo Casanova)
Nel corso della Storia, ci sono stati personaggi celebri che hanno utilizzato il vino come mezzo per raggiungere un determinato fine. Uno su tutti, Giacomo Casanova.
Come ben sappiamo. Casanova (Venezia 1725 – Duchcov 1798) fu un famoso avventuriero, uno scrittore, addirittura un agente segreto e nella sua poliedricità è universalmente riconosciuto come uno tra i più grandi seduttori, grazie alla sua autobiografia racchiusa nella “Histoire de ma vie” (Storia della mia vita), in cui racconta con dovizia di particolari le sue 116 avventure amorose.
La scrisse in francese, anziché in italiano, anticipando quella che oggi potremmo definirla come una mera operazione di marketing per ragioni di diffusione internazionale e mirata scelta di mercato.
Nel settecento, il francese era la lingua colta e diplomatica dell’Europa, parlata e compresa da tutta l’elite del continente ed in questo modo si sarebbe assicurato un pubblico ben più vasto rispetto al ristretto italiano.
In quest’opera, Casanova descrive il vino non come una semplice bevanda, ma ne fa emergere l’elemento fondamentale della convivialità, dell’ospitalità e di quella seduzione che si potrebbe definire, per dirla sempre alla francese, come “joie de vivre” (gioia di vivere).
Pur non essendo notoriamente un grande bevitore, gli venne riconosciuta la passione e la competenza in campo enologico anche in riferimento ai vini citati nella sua opera ed inseriti nella descrizione dei banchetti, dei numerosi viaggi e soprattutto dei suoi incontri amorosi. Oltre ai vini di Borgogna e di Bordeaux, fa spesso riferimento allo Champagne e ai vini italiani, in special modo quelli friulani, probabilmente apprezzati nel suo soggiorno del 1773 al Castello di Spessa, immerso nel verde del Collio Goriziano.
A tal proposito è doveroso raccontare un aneddoto riferito a questa sua permanenza.
Casanova conobbe il Conte Luigi Torriani, proprietario del Castello durante la rappresentazione di una commedia francese che si tenne a Trieste. In quell’occasione, fu invitato a trascorrere durante la stagione autunnale un paio di mesi nella sua tenuta come ospite d’onore. Accettò di buon grado al punto di farne accurata menzione nelle sue memorie; tra l’altro il Castello era immerso in grandi vigneti che davano vita a un “vino eccellente” così come ben espresso nella sua “Histoire de ma vie”.
Ancor prima che arrivasse, lo precedeva la fama di grande seduttore e questa sua prerogativa non tardò ad emergere visto che Sgualda, giovane vedova al servizio del Conte, entrò immediatamente nelle sue grazie ed iniziarono quasi subito incontri notturni clandestini che vedevano il loro epilogo alle prime luci dell’alba.
I due focosi amanti, dopo i primi rendez-vous in cui stettero molto attenti ad ogni particolare che non facesse trapelare nulla, allentarono la presa e ben presto furono scoperti.
Una mattina, Sgualda uscì con circospetto dalla camera di Casanova pensando di non essere vista, ma ad aspettarla c’era in agguato il Conte Torriani che non esitò ad iniziare a bastonarla. All’udire le grida della donna, Casanova si precipitò assalendo il Conte prendendolo per la gola tentando di strangolarlo per mettere fuori pericolo la sua concubina.
L’ira del Conte era motivata dal fatto che la giovane non avesse mai ceduto alle sue lusinghe perpetrate da tempo e per essersi concessa senza pensarci un attimo al seduttore veneziano. Questo increscioso episodio, convinse e costrinse Casanova a rompere i rapporti con il nobile e a lasciare immediatamente il suo soggiorno al Castello.
Penso che durante i lunghi incontri con Sgualda avessero brindato con sontuosi calici di vino, prima di lasciarsi andare all’amplesso, e presumo che saranno scorsi fiumi di Refosco, ma anche di Tocai (oggi chiamato Friulano), e se avessero potuto sorseggiare quello dell’Azienda Vinicola “Lis Fadis”, sarebbero stati colti da un incantesimo che non gli avrebbero fatto mai abbandonare il loro talamo!!
Visto che, purtroppo, non ebbero questo privilegio, me lo sono preso io per loro degustando una bottiglia di Friulano “Sbilf” annata 2020 di 13,5°vol.
L’Azienda Vinicola LIS FADIS, si trova sui colli di Spessa nel cuore dei Colli Orientali del Friuli, con i propri vigneti (5 ettari vitati) posti su ripidi pendii e con un’esposizione davvero invidiabile. Sorgono sui suoli formatisi tra i 54 e i 34 milioni di anni fa dal disfacimento di marne ed arenarie che oggi rendono il terreno eccezionale per la coltivazione della vite. L’azienda ha una storia recente, poco più che ventennale, ma nonostante ciò, la parola d’ordine è: tradizione!
In vigna potature manuali, controllo parassitario con minimo e chirurgico interventismo evitando dannosi impatti ambientali. Cura maniacale per raggiungere la miglior vendemmia e poi, nella cantina dal vago sapore medioevale, scavata nella roccia, vinificazione ed affinamento tradizionale.
Per quanto concerne il Friulano, una parte delle uve viene pressata a grappolo intero ed il mosto fatto decantare a freddo per meno di 24 ore per poi essere travasato in vasche di cemento, mentre un’altra parte viene fatta fermentare sulle bucce per 4/5 giorni in tini di rovere ed alla fine le due parti vengono assemblate. Dopo la fermentazione il vino viene lasciato sulle fecce nobili per c.ca 20 mesi per poi essere imbottigliato e lasciato riposare per altri 12 mesi prima di essere commercializzato.
Ma veniamo alle note di degustazione di questo Friulano creato con otto biotipi antichi di Tocai Giallo, tra cui 300 piante di Tocai Giallo dal peduncolo rosso e da vigneti posti ad un’altitudine di 150-180 mt s.l.m.
Versato nel bicchiere si svela di un bellissimo colore dorato limpido e brillante su tutta la superficie; al naso emergono con immediatezza sentori di frutta tropicale, dal mango, al pompelmo maturo e al lime. A seguire caramella mou, una nota di miele non troppo dolce e tanta vaniglia. Chiude con sentori balsamici e in parte iodati.
In bocca, entra con una bella potenza e soprattutto con una freschezza di beva davvero invidiabile, dove il corollario gustativo riprende manualmente le note fruttate olfattive. E’ sorretto da una bella acidità, è decisamente ammaliante, è vigoroso al punto di indurti a un continuo sorso sorretto anche da una buona base sapida, da una lunga persistenza e da un finale ammandorlato che gli dona eleganza e raffinatezza. Un Friulano accattivante da tenere assolutamente in cantina con un rapporto qualità/prezzo molto buono visto che lo si può acquistare a non più di 30 euro la bottiglia.
Per l’occasione abbinato ad un piatto di penne con crema di asparagi e vongole veraci….la morte sua!
Lis Fadis in dialetto friulano significa “Le fate”: Il termine "fata" indica principalmente una creatura fantastica del folclore europeo, una figura femminile dotata di poteri magici spesso benevoli. Derivante dal latino fatum (destino) rappresenta uno spirito della natura in grado di compiere incantesimi e talvolta cambiare forma e questo spirito è davvero racchiuso in questo Friulano, perché mi ha rapito in un incantesimo dal quale è davvero difficile potersi liberare….ma è talmente buono che rimarrei volentieri imprigionato!
Alla prossima.....