Il Deutsches Heer conosciuto anche con il nome di Reichsheer (esercito nazionale), Kaiserliches Heer (esercito imperiale) o Kaiserreichsheer (esercito dell'impero tedesco), fu l'insieme delle forze militari tedesche di terra operative tra il 1871 e il 1919, coincidenti con la nascita e la caduta dell'Impero tedesco.

Il Deutsches Heer era diviso in due grandi sezioni: Feld-Armee (esercito campale con 1.265.746 effettivi) e Landwehr (milizia mobile composta da 809.817 uomini). La prima era costituita da uomini dell'esercito permanente, della riserva militare, dell’artiglieria e del genio, mentre la seconda dalle truppe di deposito, di guarnigione e territoriali. C'erano poi delle eccezioni: un reggimento infatti poteva anche essere indipendente ed essere composto da 4.763 uomini, 18 cannoni e 101 carri per i servizi; le divisioni con un organico diverso erano quelle della Guardia di Sassonia e dell'Alsazia-Lorena e fu il reggimento Sassone che, nelle Fiandre, a Ypres, in Belgio, il giorno di Natale del 1914 diede vita, con i soldati dell’esercito Inglese ad una giornata particolare che rimase scolpita anche negli annali del calcio.

Quello che per i vertici militari, di entrambi gli schieramenti, venne considerato una sorta di atto di insubordinazione generale, per i poveri soldati di trincea si trasformò in una tregua non annunciata in cui, per un giorno, il sibilo delle pallottole venne sostituito dall’accensione di candele, di scambi di auguri, dolci, tabacco, addirittura reciproci indirizzi e fotografie di fidanzate, mogli e prole e nella terra di nessuno, per intenderci quella posta tra le due linee nemiche, dallo svolgimento di una partita di calcio con l’utilizzo di una palla di pezza costruita al momento. Una partita particolare anche per l’assenza di un arbitro.

La partita di calcio del 25/12/1914

Solo per la cronaca il match, senza un tempo prestabilito, fu vinto dai tedeschi per 3 a 2 così come riportato in un documento di Kurt Zehmisch, Luogotenente del 134° reggimento Sassone. Miracolosamente, Kurt scampo’ alla morte durante la prima guerra mondiale e tornò al suo vecchio lavoro di insegnante. Non sopravvisse al secondo conflitto bellico. Dopo l'ascesa al potere di Hitler, rientrò nell'esercito, divenne maggiore e fu inviato a combattere sul fronte orientale. I russi lo catturarono e lo portarono in un campo di prigionia. Dal novembre del 1946 non si ebbero più sue notizie.

Il Luogotenente Kurt Zehmisch

Il figlio Rudolf, che scoprì i diari del padre nel 1999, dovette imparare il metodo Gabelsberger per poterli tradurre in quanto scritti in una stenografia un po’ arcaica e in riferimento a quel giorno Kurt scrisse: “Oggi, non spareremo contro gli Inglesi!”. Mi piace pensare che in quella strana atmosfera, tra i soldati tedeschi potesse esserci un giovane nativo della Mosella, strappato inconsapevolmente all’attività di vignaiolo per partire in guerra, la peggior esperienza che un uomo può affrontare nella propria esistenza e che in quella particolare giornata, forse, a fronte di una bottiglia di Whisky, abbia omaggiato un inglese di una bottiglia di Riesling, come quella che ho degustato in un’umida e piovosa giornata di fine inverno,ripercorrendo le atmosfere plumbee delle Fiandre del Nord. Il tempo, del quale abbiamo una visione orizzontale del suo trascorrere, ossia concepito come se fosse una linea retta che parte dal passato e va verso il futuro, attraversando il presente, in questo frangente l’ho vissuto in modo verticale, dove non si conosce altro tempo se non il presente e nonostante siano passati quasi 104 anni (1914) è come se fossi stato teletrasportato nello stesso luogo e nello stesso istante in cui si svolse quella strana tregua passata alla storia. Una sorta di vissuto di un presente-passato. Anche questa è magia del vino!! 

Sarebbe stato troppo bello se la bottiglia di Riesling in questione fosse stata un Piersporter Goldtropchen Riesling Kabinett, come quella che ho degustato, prodotta dalla Weingut Molitor Rosenkreuz e precisamente dell’annata 1996 di 7,5° vol. L’azienda che ho visitato nel 2015 ha come proprietario Achim Molitor, fratello del più famoso Markus, che, stanco di viverne all’ombra, nel 1995, decise di mettersi in proprio usando in parte lo stesso nome aziendale, ma distinguendosi, con una produzione molto particolare. Achim è comunque erede di una tradizione vinicola famigliare ben radicata sul territorio e nel tempo; attualmente proprietario di 25 ettari di cui l’85% vitato a Riesling ed il restante 15% a Blauburgunder. Siamo a Bernkastel, al centro del territorio della Mosella, zona ad alta vocazione enologica, dove fanno bella mostra di sé ripidissimi vigneti e per quanto concerne Molitor, la viticoltura praticata è a basso intervento, con esclusione totale di diserbanti chimici ed antiparassitari. Dopo la vendemmia, i vini sono fermentati in contenitori inox, affinati per almeno un anno sulle fecce e poi imbottigliati senza alcun filtraggio o chiarifica.

Lo Zio e le bottiglie degustate da Achim Molitor

Achim è uomo taciturno, all’apparenza un po’ burbero e si apre a poco a poco come i suoi vini che sono una meraviglia, estremamente interessanti e caleidoscopici, come questo Kabinett con ben 22 anni sulle spalle, stappato e servito in bicchiere tipo Burgundy, molto ampio per agevolare una migliore ossigenazione. Il tappo, più corto rispetto alla media, di 4,5 cm, un po’ segnato dal tempo ma ancora compatto.

Il tappo del Riesling segnato dal tempo.

Versato lentamente nel bicchiere si presenta di colore oro intenso, limpido e brillante ed a tratti ti sembra di vederci dentro il sole.

Il naso è portentoso; si passa dal classico sentore di copertone bruciato, alla pesca molto matura, al miele e man mano che il tempo passa, leggere note di idrocarburi, direi benzina, lo rendono estremamente interessante. Ammiccanti le sensazioni iodate e salmastre. Ma è in bocca che trova l’apoteosi, entrando più che mai oleoso, ma fluido allo stesso tempo, salivante e intriso di un’acidità esplosiva come una palla di cannone. La lingua avverte un piacevole pizzicore che segue a nette sensazioni gustative agrumate e di miele selvatico su di un finale lungamente persistente. E’ un vino apparentemente semplice, soprattutto per la bella pulizia che lascia in bocca ma che a tratti si rivela enigmatico e per certi versi miracoloso. Nonostante il tempo trascorso, penso che non sia ancora arrivato al suo apogeo e forse, per ancora un lustro potrà sviluppare appieno quella sua terziarietà così speciale. Un plauso ad Achim che è riuscito a farmi assaporare sorsi inconsueti così com’è inconsueto, purtroppo, vivere in pace e chissà se in quel 25 dicembre 1914, l’ipotetico vignaiolo della Mosella abbia potuto brindare con il coetaneo inglese, speranzoso in una fine delle ostilità, rimembrando la serenità e l’armonia delle colline vitate sopra Bernkastel.

Ed allora………


I light a candle to our love

In love our problems disappear

But all in all we soon discover

That one and one is all we long to hear………

Un'immagine del video di "The Pipes of Peace"


The Pipes of Peace (1983-Paul McCartney) 

https://www.youtube.com/watch?v=TwyFTRGiIUU